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In girula per Abbazie: Abbazia di Staffarda e Abbazia di Cavour

Oggi visiteremo uno dei monumenti religiosi di origine medievale più grandi del Piemonte, l’Abbazia di Santa Maria di Staffarda, che si trova nella frazione di Staffarda nel Comune di Revello in Provincia di Cuneo.

L’Abbazia di Staffarda è un abbazia cistercense adagiata su un’immensa pianura circondata da montagne, tra cui emerge il Monviso.

E’ facilmente raggiungibile in auto ed è possibile parcheggiare gratuitamente proprio davanti all’Abbazia.

Storia e origini dell’Abbazia

L’Abbazia di Staffarda fu fondata tra il 1122 e il 1138 dai monaci di clausura dell’ordine cistercense provenienti dall’Abbazia di Tiglieto in Liguria. Era usuale infatti che quando in un monastero i monaci diventavano troppo numerosi alcuni di essi partivano per fondare una nuova Abbazia.

Fu il Marchese di Saluzzo Manfredo I, parente di Bernardo da Chiaravalle, a donare ai monaci un vasto territorio da bonificare, una selva incolta, la cosiddetta “staffarda”.

A seguito del dono ricevuto iniziarono i lavori di bonifica e trasformarono gli acquitrini in campi rigogliosi, costruirono dapprima la Chiesa, poi il monastero, le cascine, le abitazioni per i contadini ed il mercato.

In due secoli l’Abbazia di Staffarda diventò un centro religioso ed agricolo molto importante in cui si svolgevano mercati e fiere di grande richiamo.

Dopo un lento declino, nel 1690 proprio qui accadde un evento tragico, la battaglia di Staffarda. Si scontrarono le truppe austro-piemontesi di Vittorio Amedeo II di Savoia e quelle del Re di Francia Luigi XIV. L’esercito piemontese fu sconfitto e contò un elevato numero di morti e prigionieri, l’Abbazia di Staffarda venne saccheggiata e subì gravi danni, tra cui la distruzione di una parte del chiostro e del porticato.

Nel 1750 il papa Benedetto XIV, con una bolla pontificia, affidò l’ Abbazia di Staffarda all’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro, attuali proprietari.

Il Chiostro, il refettorio ed il laboratorio

Il Chiostro era il centro della vita dell’Abbazia, un luogo dove avevano accesso solo i monaci capitolari (monaci discendenti da famiglie nobili che vivevano in totale clausura e componevano il capitolo, l’organo di governo dell’Abbazia) e non i monaci conversi (monaci che non venivano nominati sacerdoti e che quindi non potevano celebrare messa, ma svolgevano lavori manuali).

Nel giardino del Chiostro i monaci vi coltivavano piante medicinali e usavano le vasche interne come lavatoio, che era l’unico posto di tutto il monastero dove era possibile lavarsi (con acqua fredda).

Nel refettorio i monaci consumanano i pasti. Non potevano mangiare carne e non potevano bere vino. Sul pavimento erano presenti delle canalette dove scorreva l’acqua e servivano per gettare lo sporco delle stoviglie.

Nel laboratorio i monaci svolgevano diverse attività ed in particolare filavano, tessevano, fabbricavano i vestiti, scolpivano il legno e la pietra e tante altre attività.

La Chiesa

Dal Chiostro si accede alla Chiesa di Santa Maria, in stile romanico-lombardo con particolari gotici, formata da tre navate con volte a crociera e si conclude con tre absidi semi-circolari.

La Chiesa è caratterizzata da un’architettura semplice, austera, ma allo stesso armoniosa, senza eccessi decorativi nel rispetto dello stile dei cistercensi.

Gli unici decori presenti all’interno della Chiesa sono le bande rosse e bianche di mattoni che adornano i pilastri e le volte.

Bernardo da Chiaravalle, fondatore dell’ordine cistercense, aveva stabilito norme precise non solo per la vita monastica, ma anche per l’architetura dell’Abbazia.

Se a prima vista sembra tutto armonioso, in realtà, la costruzione si distingue per le asimmetrie: sono diversi i volumi e la posizione dei pilastri, le finestre, i capitelli, ogni elemento è unico e studiato, forse per rappresentare la fallibilità dell’uomo rispetto al creato.

SUll’altare è possibile ammirare un meraviglioso polittico opera di Pascale Oddone ricco d’oro e di colori, in contrasto con la semplicita della Chiesa. E’ stata infatti aggiunta successivamente nel 1500 quando l’ordine cistercense si allontana dalle regole dell’austerità.

All’interno sono presenti varie statuette in legno intarsiato tutte diverse tra loro tranne due riposte nelle due nicchie in basso a destra ispirate alla statua di San Giovanni presente nel gruppo ligneo della navata a destra della Chiesa..

Curiosità

Oggi gli abitanti dell’Abbazia sono solo una colonia di gatti e di pipistrelli.

In particolare, all’interno di un piccolo locale dell’Abbazia ogni anno ad aprile si radunano circa 1200 femmine di pipistrello ove partoriscono e rimangono fino ad ottobre quando volano via di nuovo. E’ una delle colonie di pipistrelli più numerose in Italia.

L’Abbazia di Santa Maria di Cavour

A pochi minuti di auto dall’Abbazia di di Staffarda, si trova l’Abbazia di Santa Maria di Cavour, un’abbazia benedettina fondata nel 1037 per volere del Vescovo di Torino Landolfo.

Il gioiello dell’Abbazia è una meravigliosa Cripta con al suo interno l’altare più antico del Piemonte.

Al momento il complesso abbaziale è chiuso. Probabilmente è aperto solo in caso di cerimonie, ma per maggiori informazioni potete consultare questo sito.

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Il Lago di Rochemolles ed il suo incantevole borgo

La Valle di Rochemolles

Provate ad immaginare un Lago con sfumature di colore tra il verde smeraldo e il turchese circondato da immensi pascoli verdeggianti e piccole cascatelle e un antico borgo alpino in pietra dove il tempo sembra essersi fermato, questa è la Valle di Rochemolles, una valle piemontese in Alta Val di Susa al confine con la Francia poco distante da Bardonecchia.

Il Lago di Rochemolles non è naturale, la sua formazione si deve alla costruzione di una diga tra il 1924 e il 1930 al fine di creare un bacino per alimentare la centrale idroelettrica di Bardonecchia. Ciononostante, i meravigliosi riflessi delle sue acque sono in grado di catturare lo sguardo di ogni passante.

Il Borgo di Rochemolles è un piccolissimo paesino in pietra alle pendici delle montagne che conta solo 11 abitanti. Un tempo qui si coltivava e lavorava la canapa al fine di ottenere la fibra per lenzuola, camicie, asciugamani e tovaglie.

Come arrivare al Lago di Rochemolles e dove parcheggiare

Il Lago di Rochemolles è raggiungibile sia a piedi tramite una breve camminata di circa 1.15-1.30 h che parte dall’omonimo borgo oppure in auto attraverso la strada carrozzabile (Strada del Sommelier) (per info e costi del pedaggio potete consultare questo sito).

Per raggiungere il Lago a piedi, parcheggiate l’auto in prossimità del paese di Rochemolles (per comodità ecco le coordinate per il navigatore)

A piedi verso il Lago di Rochemolles

La camminata per raggiungere il Lago di Rochemolles è abbastanza semplice, in alcuni tratti la salita è abbastanza decisa, mentre in altri punti il sentiero è pianeggiante.

Alcuni dati tecnici utili:

Altitudine minima: 1.591 m

Altitudine massima: 1.971 m

Durata: 1.15-1.30 h (andata)

Dislivello: 389 m

Lunghezza: 10,79 km totali

Livello: E (escursionistico)

Cani: Si

Data escursione: settembre 2022

Partiamo con la nostra escursione!

Addentratevi nel caratteristico paesino di Rochemolles tra case in pietra e balconi fioriti e intraprendete la stradina sulla destra della Cappella.

Alla fine di Via Moncenisio vi troverete di fronte ad un bivio.

Intraprendete il sentiero sulla destra che si addentra nel bosco, attraversate i due ponticelli in legno e proseguite sul sentiero 731 (in direzione Mochecuite – Bacini Fregiusa) sul quale potrete ammirare la deliziosa Cappella di San Rocco.

La prima parte del sentiero pedonale si interseca in due punti con la strada carrozzabile ed è in salita.

Ad un certo punto troverete al secondo tornante l’indicazione per la Diga di Rochemolles (segnavia n. 726). In questa parte il sentiero spiana e, dopo un breve tratto nel bosco, si apre ad un bellissimo panorama ed inizia ad intravedersi la diga.

Sul sentiero potrete ammirare il Pilone di Pra Laven, un pilone campestre con affreschi risalenti alla metà del ‘500.

Ad un certo punto vi troverete davanti ad un bivio (non segnalato). Intraprendete il sentiero sterrato sulla sinistra dove è presente un alpeggio ed in circa ventina minuti di salita pendente arriverete alla Diga.

Incrocio non segnalato

Arrivati al Lago, potete costeggiarlo tutto e fermarvi per un picnic lungo le sue sponde oppure potete proseguire con un’escursione più impegnativa e raggiungere il Rifugio Scarfiotti (2165 m) e il Colle del Sommelier (3000 m).

Un tuffo nel passato a Rochemolles

Fare una passeggiata tra le viuzze del borgo di Rochemolles è come essere catalputati in un’epoca passata fatta di antiche tradizioni.

Pensate che questo piccolo paesino un tempo era dedicato alla coltivazione della canapa. Proprio all’ingresso del paese potrete subito notare la vasca, la mola ed il fuso di una pesta da canapa.

Sulla riva destra del torrente è presente inoltre un vecchio mulino rimasto attivo fino al 1961 per la macinazione di fave, avena e segale.

Una casetta del Borgo di Rochemolles

Se siete a Rochemolles non potete non visitare la bellissima Chiesa di San Pietro Apostolo, la chiesa più antica di tutta la zona di Bardonecchia. Si ignora la data della sua costruzione, ma è certo che è stata consacrata nel 1456.

Chiesa di San Pietro Apostolo

Al suo interno è possibile ammirare la cappella in onore di San Sebastiano con affreschi risalenti al primo 500 e una statua del 1400 dedicata alla Madonna.

La navata della Chiesa di San Pietro Apostolo

La particolarità di questa Chiesetta è il soffitto a cassettoni decorato con stelle dipinte, di tardo Quattrocento e la tribuna realizzata nel 1758.

La tribuna e il soffitto a cassettoni della Chiesa

Il mio giudizio

Le escursioni che uniscono storia e natura sono tra le mie preferite, perché non solo sono in grado di regalare scorci unici da un punto di vista paesaggistico, ma riescono anche ad arricchirti da un punto di vista culturale. L’escursione nella Valle di Rochemolles è una di queste.

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Alla scoperta della Val Veny: Laghi Combal e Miage

La Val Veny: la valle selvaggia della Valle d’Aosta

La Val Veny, situata ai piedi del Monte Bianco nei pressi di Courmayeur, è una delle vallate più affascinanti della Valle d’Aosta.

E’ una valle selvaggia caratterizzata da paesaggi incontaminati, laghi, ruscelli, distese erbose ed è un ottimo punto di partenza per diverse escursioni.

Escursione ai Laghi Combal e Miage

L’escursione ai Laghi Combal e Miage è una camminata molto semplice che non presenta difficoltà e si presta pertanto anche a chi è alla prima esperienza ed intende avvicinarsi al mondo dell’escursionismo.

ALCUNE NOTE TECNICHE
Altitudine di partenza: 1659 m (La Visaille)
Altitudine massima: 2020 m (Lago Miage)
Dislivello: 300 m circa
Lunghezza: 4,9 km
Durata: 2.00 h (andata)
Cani: Si
Data escursione: Settembre 2021

Dove parcheggiare

Il punto di partenza dell’escursione inizia dalla sbarra subito dopo lo Chalet del Miage a La Visaille, ma nei mesi di alta stagione la strada di accesso viene chiusa (per info consultare il sito)

Noi abbiamo lasciato l’auto in un’area parcheggio lungo il fiume Dora di Veny (ecco le coordinate per il navigatore) e abbiamo raggiunto a piedi il punto di inizio dell’escursione in circa 15 minuti di salita su strada asfaltata (1,1 km).

Il Lago Combal

La prima parte dell’escursione per raggiungere il Lago Combal è caratterizzata, a parte un breve tratto su strada sterrata, da strada asfaltata per lo più in salita dolce ma costante.

Il sentiero prosegue poi fiancheggiando il fiume Dora di Veny, che in alcuni tratti assume un bellissimo colore turchese in contrasto con la natura circostante, fino al Lago Combal.

Il Lago Combal non è il classico lago alpino, ma è un’ampia vallata coperta di erba alta, attraversata da ruscelli, sentieri e lagune. Un luogo molto suggestivo.

In passato l’acqua ricopriva uno spazio maggiore. Col passare del tempo, per la crescita eccessiva delle zone erbose e l’aumento dei detriti portati dallo scioglimento dei ghiacciai, il lago si è ridimensionato.

Il Lago del Miage

Per arrivare al Lago del Miage si continua lungo la strada sterrata sulla destra del lago che porta a Cabane du Combal. Da qui parte un sentiero abbastanza ripido che porta al Lago del Miage in circa 20 minuti.

Una volta arrivati in cima attenzione che il primo laghetto non è il Lago del Miage, che si trova poco più avanti ed ha una particolare forma a cuore.

Purtroppo l’acqua del Lago è ormai scarsa a causa della sempre minore portata del ghiacciaio Miage.

Le mie conclusioni

La Val Veny mi ha stupito tantissimo. E’ una Valle poco conosciuta e quindi lontana dal turismo di massa ed è capace di regalare panorami unici. Un’escursione che dunque consiglio vivamente sia agli escursionisti esperti che agli escursionisti alle prime armi.

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Il Lago Nero della Valle Maira

Da quando pratico escursionismo ho raggiunto diversi Laghi neri.

Di regola, i Laghi neri hanno la caratteristica di avere il colore dell’acqua molto scuro.

Non può dirsi la stessa cosa del Lago Nero della Valle Maira, un bellissimo specchio d’acqua di color verde smeraldo circondato da larici con sullo sfondo la vetta dolomitica della Rocca la Meja.

Questo Lago Nero si trova nel Comune di Canosio in Provincia di Cuneo e l’escursione per raggiungerlo è semplice, ma con un dislivello apprezzabile.

Di seguito qualche dato tecnico del trekking:

NOTE TECNICHE
Altitutine di partenza: 1663 m
Altitudine Lago: 2246 m
Dislivello: 710 m
Lunghezza: 11,2 km
Durata: 2,00 – 2,30 h circa (solo andata)
Segnavia S39-S40
Giro ad anello Si
Cani: Si
Data escursione: Giugno 2020

Raggiungete con l’auto il punto di partenza dell’escursione scrivendo sul navigatore Grange Salvest (Canosio) e parcheggiate nello sterrato antistante.

Oltrepassate il ponticello in legno sopra il rio e intraprendete il sentiero verso destra (S39), che si addentra nel bosco.

La prima parte dell’escursione è caratterizzata da diversi tornanti che conducono alla panoramica grangia Culausa (1.932 m).

Qui il panorama è mozzafiato. Sarete circondati da distese di prati verdi fioriti e montagne dolomitiche.

Intraprendete il sentierino che sale sulla sinistra.

Dopo una salita abbastanza pendente tra rododendri raggiungerete il colletto a quota mt 2304, dal quale scenderete nella conca del Lago Nero.

Non fatevi trarre in inganno dal piccolo seppur suggestivo specchio d’acqua che troverete sul sentiero.

Il Lago Nero si trova poco più avanti. In poco meno di dieci minuti di camminata vi comparirà davanti in tutta la tua bellezza immerso in una conca verde circondata da larici.

Potete costeggiarlo tutto e fermarvi a pranzare lungo le sue sponde per godere dei colori dei suoi riflessi.

Se volete effettuare il giro ad anello al ritorno intraprendete il sentiero sulla sinistra del Lago (S40).

Attraverserete boschi di larici, ruscelli e cascatelle.

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Lago Gignoux o Lago dei sette colori da Claviere

Un luogo da non perdere in estate per trovare refrigerio nelle giornate calde e rilassarsi ammirando i suoi riflessi è il Lago Gignoux o Lago dei Sette Colori, un lago alpino a quota 2329 m che si trova al confine tra Italia e Francia, chiamato così in quanto i colori delle sue acque ricordano quelli dell’arcobaleno.

Giro ad anello dei Laghi Verdi e del Lago Paschiet

Proseguiamo la scoperta delle Valli di Lanzo ed in particolare della Valle alpina centrale, la Val D’Ala, con un’escursione ad anello dei Laghi Verdi e del Lago Paschiet, caratterizzata da panorami unici e selvaggi tra i Valloni Paschiet e Ortetti.

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Sacro Monte di Varallo, il più antico Sacro Monte d’Italia

Più vado avanti e più mi rendo conto che non serve spostarsi poi così tanto per raggiungere dei luoghi incredibili in grado di emozionare. L’Italia ha già tutto. Non le manca niente.

Qualche giorno fa ho avuto la fortuna di visitare un luogo veramente suggestivo che si trova in Piemonte e precisamente in Val Sesia.

Sto parlando del Sacro Monte di Varallo, il più antico e rappresentativo Sacro Monte d’Italia che è stato dichiarato nel 2003 Patrimonio Mondiale dell’Umanità dell’Unesco.

Cosa sono i Sacri Monti?

I Sacri Monti sono riproduzioni di alcuni luoghi della Tessa Santa che si sono diffusi in Occidente verso la metà del ‘400, poichè il pellegrinaggio in quelle zone era diventato pericoloso.

Tra queste riproduzioni c’è proprio il Sacro Monte di Varallo, che è stato costruito per iniziativa di Padre Bernardino Caimi, il quale, tornando dalla Terra Santa verso la fine del XV secolo, ha voluto riprodurre e rievocare i luoghi e la passione di Gesù in Valsesia per chi non riusciva ad andare in Palestina.

Sacro Monte di Varallo fa parte di una Riserva Naturale Speciale e sorge a 608 m di altitudine su un’altura rocciosa che domina Varallo.

Il complesso monumentale è costituito da 44 cappelle affrescate e una basilica.

Le cappelle sono dislocate in un percorso di vie e piazzette e sono affrescate con oltre 4.000 figure e arricchite da circa 800 statue di legno e terracotta raffiguranti scene della vita di Gesù e della Madonna.

Diversi artisti, pittori e scultori hanno contribuito alla realizzazione di questo complesso monumentale. Fra di essi spicca la figura di Gaudenzio Ferrari, che ha collaborato con Beato Bernardino Caimi proprio durante la fondazione del complesso.

L’itinerario tra le cappelle si divide in due parti distinte: la prima dalla cappella n. 1 (Adamo ed Eva) alla n. 19 (Ingresso di Cristo a Gerusalemme) occupa la zona più impervia del parco ed è completamente immersa nel verde della Riserva; la seconda copre la sommità del Monte, vi si accede dalla Porta Aurea ed è organizzata come una città: palazzi, porticati, piazze del Tempio e del Tribunale, cappelle che raccontano gli episodi della vita di Cristo svoltasi entro le mura di Gerusalemme (Ultima cena, Sepolcro, Risurrezione, Assunzione di Maria).

La Basilica dell’Assunta, al centro del complesso sacro, rappresenta il punto di arrivo ideale del pellegrino.

La Basilica, dedicata alla Vergine, è stata costruita a partire dal 1814 con la facciata ad opera di Giovanni Cerutti e l’altare maggiore di Benedetto Alfieri.

Basilica dell’Assunta, Sacro Monte di Varallo

All’interno della Basilica si trova lo Scurolo della Madonna Dormiente (scurolo in dialetto lombardo significa cripta), un luogo molto suggestivo circondato da quadretti, disegni e fotografie poste in riconoscimento di grazie ricevute.

Meravigliosa la Cupola della Basilica, caratterizzata da una luce molto calda rivolta sui 500 putti dipinti da Giovanni e Giuseppe Danedi detti i fratelli Montaldi e da Antonio Cucci (1748) e sulle 142 statue rappresentanti Angeli, Profeti e Patriarchi, tutti rivolti verso la Madonna in cielo.

Alcune informazioni utili

Orari
Il Sacro Monte è sempre aperto. Le cappelle sono sempre aperte e visitabili.
La Basilica rispetta invece i seguenti orari: dalle 8.30 alle 12.20 – dalle 14.15 alle 18.30

Come arrivare al Sacro Monte di Varallo Il Sacro monte è raggiungibile a piedi con una semplice camminata di 20 minuti partendo dal borgo di Varallo, in auto oppure con la funivia.

Orari e costi della Funivia
Orario estivo (ora legale): 9.00 – 18.00 / sabato e festivi: 9.00 – 19.00
Orario invernale (ora solare): 9 – 17 feriale e festivo
Andata/ritorno: 5 € a persona.
Per i gruppi: 4 €
Gratuito per bambini fino a 6 anni.

Per maggiori informazioni potete visitare il sito ufficiale del Sacro Monte di Varallo.

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Da Breuil Cervinia al Lago Goillet

Continua la carrellata dei Laghi alpini.

D’altronde cosa c’è di meglio in estate che fare un’escursione con destinazione Lago per poter trovare refrigerio nelle sue acque?

Questa volta usciamo dal Piemonte ed entriamo in Valle D’Aosta per raggiungere il Lago Goillet, un lago artificiale che si trova a quota 2.516 m sopra Breuil Cervinia.

Il Lago Goillet si è formato a seguito della costruzione di una diga realizzata tra il 1939 e il 1948 al fine di incanalare in condotte forzate le sue acque alla centrale idroelettrica di Perrères nel fondovalle.

Il termine “Goillet” deriva da “goille“, che in dialetto valdostano indica una pozza d’acqua o un piccolo laghetto.

Per raggiungere il Lago Goillet ci sono diverse alternative.

Si può prendere la funivia per Plan Maison (vedi info e costi della funivia) e da qui seguendo il segnavia n. 65 si raggiunge il Lago con una camminata di circa 45 minuti.

In alternativa ed è questo l’itinerario che percorreremo, si può raggiungere il Lago esclusivamente a piedi con un’escursione semplice ma più lunga partendo dal parcheggio delle funivie-ovovia per Plan Maison ove va lasciata l’auto (ecco di seguito le coordinate per il navigatore).

NOTE TECNICHE
Altitudine di partenza: 1996 m
Altitudine massima: 2525 m
Dislivello: 571 m
Durata: 1.30 h circa (solo andata)
Lunghezza: 11.62 km totali
Segnavia: 16
Difficoltà: E (livello escursionistico)
Cani: Si
Data escursione: Agosto 2021
Traccia

Parcheggiata l’auto, guardando frontalmente gli impianti intraprendete la strada poderale che sale sulla sinistra affiancando un ponticello in pietra.

La poderale è un’ampia strada sterrata circondata da distese di prati verdi con mucche al pascolo e una vista spettacolare su maestose montagne.

La salita è costante, ma il dislivello non è eccessivo.

Per raggiungere il Lago potete proseguire lungo la strada sterrata poderale oppure intraprendere il sentiero n. 16 che si trova proprio sotto la strada poderale sulla sinistra e che vi porterà ai piedi della Diga.

Su questo sentiero passerete sopra ad alcune tracce di binari della vecchia ferrovia Decauville utilizzata un tempo per portare i materiali durante la costruzione della diga.

Oltrepassato un alpeggio, da lì a poco vi troverete ai piedi dello sbarramento, che è alto circa 48 metri, lungo 368 metri ed ha una capacità di oltre 11 milioni di metri cubi d’acqua.

Se sarete fortunati potrete ammirare gli stambecchi fare acrobazie sulla Diga per accaparrarsi il sale presente sulla parete.

Il Lago Goillet vi lascerà a bocca aperta con i colori delle sue acque turchesi e nelle giornate terse e senza vento potrete ammirare il riflesso del Cervino.

Noi di vento ne abbiamo trovato parecchio, anzi un’aria pungente. Quindi consiglio di portarvi una giacca a vento e vestiti più pesanti se volete fermarmi al lago.

Inoltre, portetatevi il pranzo al sacco, poiché in prossimità del Lago non ci sono punti di ristoro.

Per il ritorno percorrete per un tratto la strada sterrata poderale e poi intraprendete il sentiero n. 16, che conduce proprio sopra alla Ovovia ed infine al parcheggio.

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Una passeggiata lungo il Lago di Ceresole Reale

IN ESTATE

Una passeggiata ideale in estate per stare a contatto con la natura e godere dei riflessi delle sue acque turchesi è il giro del Lago di Ceresole Reale, uno specchio d’acqua artificiale che si trova nella Valle Orco a quota 1582 m ai piedi delle Alpi Graie.

Il territorio di Ceresole Reale rientra per gran parte nei confini del Parco Nazionale del Gran Paradiso, un’area di oltre 71 mila ettari tra Piemonte e Valle d’Aosta attorno alla vetta del Gran Paradiso, Parco Nazionale più antico d’Italia istituito nel 1922 al fine di tutelare lo stambecco dall’estinzione.

Lungo la zona boschiva

La diga di Ceresole Reale è stata costruita nel 1925 al fine di sfruttare le risorse idriche della Valle Orco.

Complessivamente sono sei le dighe costruite nel bacino idrografico dell’Orco (Lago Agnel, Lago Serrù, Lago Ceresole, Lago Teleccio, Lago Valsoera e Lago d’Eugio), che alimentano varie centrali idroelettriche (Villa, Rosone, Bardonetto, Teleccio e Ponte).

Diga di Ceresole

L’invaso, formato dallo sbarramento del fiume Orco, è lungo 3 km, largo 700 m, ha una capacità pari a circa 35 milioni di metri cubi d’acqua e oggi alimenta la centrale idroelettrica di Rosone.

Al contrario di altri laghi artificiali, la conca dove si trova oggi il bacino di Ceresole Reale ospitava precedentemente un lago naturale. La creazione della diga ha portato alla sommersione di decine di case sparse nella conca dove oggi sorge il Lago.

In estate, ma anche in primavera ed in autunno, è possibile camminare lungo le sponde del Lago tramite un percorso ad anello della lunghezza di circa 7,5 km, una facile passeggiata che permette di ammirare paesaggi diversificati: il lago, il fondovalle, le montagne, la zona boschiva, la diga artificiale e l’edificato.

Zona Boschiva

Il percorso lungo la zona boschiva è caratterizzato per lo più da strada asfaltata e all’ombra, mentre il sentiero lungo l’edificato è quasi tutto sterrato ed esposto al sole.

La Diga è alta 52 metri e passeggiarci sopra, a mio avviso, fa un certo effetto. Da un lato si possono ammirare il Lago e le montagne che si specchiano nelle sue acque cristalline, dall’altro il fondovalle.

Passaggio sulla Diga artificiale

Al percorso è possibile accedere da diversi punti. Noi siamo partiti da Borgata Villa, dove sono presenti il parcheggio e vari punti ristoro.

Il Lago di Ceresole è balneabile e, grazie alla presenza di venti ottimali, è il luogo ideale per gli sport d’acqua, come windsurf, kayak e vela.

Inoltre, al Lago si può praticare anche la pesca, essendo popolato da salmerini e trote.

IN INVERNO

Durante l’inverno il Giro Lago di Ceresole si trasforma in una bellissima pista di sci da fondo. Quindi il passaggio non è consentito se non agli sciatori.

Scorcio dalla Diga

Il percorso della pista di fondo è il medesimo del giro Lago in estate (sponda nord soleggiata e sponda sud in ombra). A mio parere il percorso in inverno offre scorci molto più suggestivi ed in particolare sulle cime Levanne, che si riflettono nelle acque del Lago in parte ghiacciato e coperto di neve.

Ci sono vari punti per noleggiare l’attrezzatura necessaria per lo sci di fondo.

Noi abbiamo noleggiato sci, scarponi e bastoncini in Borgata Villa al costo di € 17 per l’intera giornata (alternativa 12 € per 4 h).

DOVE SOGGIORNARE

Noi abbiamo soggiornato al B&B Valle Orco, che si trova in Località Apparè – Sparone a una mezz’ora di auto dal Lago di Ceresole, e ci siamo trovati benissimo

E’ un B&B pulito, accogliente e la colazione è ottima. Degna di nota la crostata preparata appositamente per noi dalla proprietaria.

Inoltre, il B&B ospita diversi animali, tra cui due asini e una capra di nome “Betta” molto simpatica, che risponde ai comandi e si fa accarezzare come un cane.

CURIOSITA’

Lo sapevate che il Lago di Ceresole è stato il luogo delle riprese finali del film Italian Job del 1969?

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Lago Gignoux o Lago dei sette colori da Claviere

Un luogo da non perdere in estate per trovare refrigerio nelle giornate calde e rilassarsi ammirando i suoi riflessi è il Lago Gignoux o Lago dei Sette Colori, un lago alpino a quota 2329 m che si trova al confine tra Italia e Francia.

Il Lago Gignoux è anche chiamato Lago dei sette colori, in quanto i colori delle sue acque ricordano quelli dell’arcobaleno.

Ci si può arrivare solo a piedi da diversi punti (Capanna Mautino, Baita Gimont o Rifugio Gran Pace). Noi siamo partiti da Claviere in Val di Susa a pochi km da Cesana in Provincia di Torino.

NOTE TECNICHE
Altitudine di partenza: 1760 m (Claviere)
Altitudine massima: 2329 m (Lago Gignoux)
Dislivello: 700 m circa
Durata: 2.30 – 3 h (solo andata)
Difficoltà E (livello escursionistico)
Cani: Si
Data escursione: luglio 2020
Traccia GPS

E’ un escursione lunga quasi tutta in salita, ma non caratterizzata da particolare pendenza.

Lasciate l’auto nei pressi della Chiesa Visitazione di Maria di Claviere (ecco le coordinate per il navigatore) e prendete la strada a fianco della Chiesa che scende verso la Scuola di sci.

Chiesa Visitazione di Maria, Claviere

Dopo un breve tratto a piedi su strada asfaltata vi troverete davanti ad una fontanella. Il sentiero parte proprio da lì.

La prima parte del percorso è immersa in un bosco di larici e costeggia la pista da sci con una visuale costante sul Monte Chaberton.

Scorcio del Monte Chaberton

Dopo circa un’ora di salita nel bosco il percorso spiana su una bellissima radura ideale per una sosta.

Proseguite sul sentiero sterrato che costeggia gli impianti di seggiovia.

Superato il colletto troverete il lago immerso in una conca.

Per il ritorno intraprendete il sentiero sulla sinistra del Lago.

Una piccola deviazione che vi regalerà panorami mozzafiato.

Per il resto il sentiero del ritorno è il medesimo dell’andata.

Verso il tardo pomeriggio non vi sarà difficile incontrare famiglie intere di marmotte.

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A proposito di escursioni con destinazione lago, non puoi perderti…

Giro ad anello dei Laghi Verdi e del Lago Paschiet

Proseguiamo la scoperta delle Valli di Lanzo ed in particolare della Valle alpina centrale, la Val D’Ala, con un’escursione ad anello dei Laghi Verdi e del Lago Paschiet, caratterizzata da panorami unici e selvaggi tra i Valloni Paschiet e Ortetti.

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Alla scoperta di Cella Monte, il borgo monferrino degli Infernot

Oggi vorrei farvi conoscere Cella Monte, un piccolo borgo in provincia di Alessandria che sorge tra le colline del Monferrato e che è stato nominato nel 2018 uno dei Borghi più belli d’Italia.

Ho scelto questo luogo per festeggiare il compleanno di mia mamma. Anche lei, come me, è appassionata di viaggi e poi dovevo trovare un posto a metà strada tra Genova e Torino.

Abbiamo parcheggiato l’auto in Via Cipriano Cei 3. Il parcheggio è proprio alle porte della cittadina ed è gratuito. Da qui abbiamo iniziato il tour del borgo.

In prossimità del parcheggio si trova la piccola Chiesetta romanica di San Quirico, un tempo meta di pellegrinaggi per chiedere la guarigione di bambini e la benedizione di vestiti che indossavano.

Ci siamo addentrati tra le vie della cittadina e abbiamo subito notato come fosse ben conservato il borgo.

Il fulcro della cittadina è Piazza Vallini ove il Palazzo Volta ospita l’Ecomuseo della Pietra da Cantoni a cui aderiscono 21 Comuni, che ha la funzione di recuperare e valorizzare la Pietra da Cantoni e il paesaggio monferrino nelle sue componenti edilizie, agricole e forestali, nonché promuovere il territorio. 

Ciò che infatti caratterizza Cella Monte è il materiale di costruzione dei suoi edifici, una pietra arenaria composta da sabbia che si è compattata grazie alla permanenza nel corso dei secoli sotto l’oceano. Qui infatti, come dimostrano le testimonianze, un tempo c’era il mare.

Presso l’Ecomuseo si possono ammirare le conchiglie incastonate nella pietra. La visita è gratuita. Con una semplice offerta i volontari dell’Ecomuseo illustrano la storia e le caratteristiche del territorio.

All’Ecomuseo è possibile visitare anche l’infernot.

Gli Infernot sono celle sotterranee realizzate dalla popolazione locale nel corso dell’Ottocento interamente scavate nella pietra.

In questi luoghi la temperatura, l’umidità, l’assenza di luce di spifferi d’aria e di rumore favoriscono una condizione ottimale per la conservazione del vino.

In particolare, la temperatura è sempre costante sui 14° sia in estate che in inverno.

In passato gli Infernot erano anche luogo di incontro. Qui gli uomini si incontravano per parlare mentre degustavano vini e salumi. Infatti, tutti gli Infernot hanno un tavolo al centro.

Ciò che più mi ha colpito è che all’interno degli Infernot non può essere portato nulla dall’esterno. Tutto è ricavato dalla pietra, compresi i tavoli collocati al centro.

Sul territorio monferrino sono stati censiti 47 Infernot quasi tutti privati. Gli Infernot visitabili sono quelli delle aziende vitivinicole, tra cui quello della La Cantina Cà Nova, che offre un menù degustazione o alla carta. La caratteristica di questo Infernot è che è circolare.

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Usseaux: il borgo dei murales

Andiamo alla scoperta di Usseaux, bellissimo borgo montano della Val Chisone famoso per i suoi murales., annoverato tra i borghi più belli d’Italia ed insignito dal 2011 della Bandiera arancione dal Touring Club Italiano.

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Giro ad anello dei Laghi Verdi e del Lago Paschiet

Come promesso, proseguiamo la scoperta delle Valli di Lanzo con un giro ad anello dei Laghi Verdi e del Lago Paschiet.

Nello specifico, ci troviamo in Val D’Ala, una valle alpina, la centrale, la più stretta e ripida delle tre Valli di Lanzo.

Si tratta di un’escursione lunga ed impegnativa e a mio avviso non adatta a tutti, ma i panorami unici e il colore dell’acqua dei Laghi Verdi vi ripagheranno della fatica fatta.

NOTE TECNICHE
Altitudine di partenza: 1446 m
Altitudine di arrivo:  2154 m
Dislivello: 700 m circa
Durata: 2.30-3 h (solo andata)
Difficoltà E (livello escursionistico)
Cani: Si
Data escursione: Agosto 2020

Raggiungete con l’auto Cornetti, piccola frazione di Balme (di seguito le coordinate per il navigatore), lasciatevi alle spalle la Trattoria Val Servin e proseguite per un tratto a piedi fino ad arrivare alla frazione Frè.

Al termine della strada, seguite il sentiero Gta (Grande Traversata delle Alpi) per i Laghi Verdi, che prosegue a sinistra attraversando un ponte sopra il Rio Paschiet.

Il percorso inizia con una ripida salita in un bosco di larici fino a raggiungere dopo circa mezz’ora l’Alpe Pian Salè a quota 1580 m.

Qui il panorama si apre sul Vallone Paschiet, chiamato anche il “Vallone Selvaggio” proprio per la sua caratteristica di essere un bellissimo paesaggio incontaminato ricco di fitta vegetazione e cascate.

Proseguite lungo il sentiero tralasciando la deviazione per il lago Paschiet in direzione del pianoro in cui sorge l’Alpe Pian Buet a quota 2006 m.

Da qui inizia una salita impegnativa che alterna fitta vegetazione e roccette e dopo un pò di tempo (noi abbiamo fatto diverse pause e abbiamo impiegato  circa 1 h), comparirà davanti a voi il primo Lago Verde Inferiore a quota 2142 m.

I Laghi Verdi sono chiamati così per via del colore verde smeraldo delle loro acque. Questa caratteristica la possiede soprattutto il Lago Verde Superiore, che quindi consiglio di non perdervelo.

Il Lago Verde Superiore si trova a quota 2154 m a soli dieci minuti di camminata dal Lago inferiore.

Per effettuare il giro ad anello tornate indietro alla deviazione per il Lago Paschiet e prendete il sentiero sulla sinistra che ad un certo punto vi regalerà un bellissimo scorcio panoramico su entrambi i Laghi Verdi.

Proseguite seguendo le indicazioni per il Lago Paschiet. Qui vi addentrerete nel Vallone degli Ortetti.

Ad un certo punto inizierete ad intravedere il Lago Paschiet, che raggiungerete con una ripida discesa tra rododendri ed ontani.

Il Lago Paschiet si trova a quota 2001 m ed è di colore più scuro rispetto ai Laghi Verdi.

Dal Lago Paschiet in poi il sentiero è di difficile individuazione, tant’è che abbiamo rischiato di perderci.

In alcuni punti la vegetazione è fitta e il terreno scivoloso. Occorre fare attenzione.

Noi abbiamo seguito un pò l’istinto e siamo scesi fino al Rio Paschiet, che abbiamo attraversato tramite un piccolo ponticello di legno fino a che non ci siamo ritrovati fortunatamente all’Alpe Pian Salè.  Da qui il percorso è il medesimo dell’andata e di facile individuazione.

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